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Africa Insieme @Valdese

ai_derna1.jpgCome preannunciato lo sportello di Africa Insieme cambierà sede. 
A partire dall'8 febbraio ci troverete il lunedì e il giovedì dalle 18:30 alle 20:00 presso i locali della Chiesa Evangelica Valdese in via Derna 13 a Pisa.
Un grazie ai ragazzi del Bar Galleria, che ci hanno generosamente ospitato in questi anni, e un altro grazie agli amici valdesi che hanno accettato di condividere con noi questo nuovo percorso

Hai bisogno di aiuto con il permesso di soggiorno, la richiesta di cittadinanza o altri documenti? Possiamo aiutarti gratuitamente! 
Vieni a trovarci allo Sportello Migranti dell'associazione Africa Insieme, il lunedì e il giovedì dalle 18:30 alle 20:00 in via Derna 13 (presso la Chiesa Valdese).

Avez-vous besoin d'aide pour vos papiers ou pour le renouvellement de votre permis de séjour? Nous pouvons vous aider gratuitement! Venez nous voir en via Derna 13 (Chiesa Valdese) le lundi et le jeudi entre 18h30 et 20h.

 

 

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IL MUNICIPIO DEI BENI COMUNI SOSTIENE LA BIBLIOTECA “FRANCO SERANTINI”

Il Municipio dei Beni Comuni accoglie e sostiene l'appello lanciato dalla Biblioteca Fra...nco Serantini di Pisa, che nel 2012, nel quarantennale dalla morte violenta del militante anarchico di cui reca il nome, veniva costretta al trasferimento del suo patrimonio librario dalla sede del complesso Marchesi, perdendo di fatto la possibilità di garantire l'accesso agli oltre 42mila volumi e alle oltre 5mila riviste, nonché di salvaguardarne lo stato di conservazione.


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Riutilizziamo Pisa: una mappa (parte seconda)

Seconda parte del lavoro su Pisa che si propone di  seguire passi indispensabili per cambiare cose che non funzionano come vorremmo: analizzare, denunciare, proporre. Significa anche sbugiardare bugiardi e tagliare le unghie ai rapaci. La citta invisibile, rivista online, 25 gennaio 2016

E’ interessante vedere a chi appartengono gli immobili totalmente abbandonati nel comune di Pisa. Il 61% (146mila mq) è di proprietà pubblica, mentre il restante 39% (93mila mq) è di proprietà privata.
 
Tra i nomi dei proprietari privati spiccano, tutti già fin troppo ricorrenti nelle cronache locali, il costruttore Bulgarella, la famiglia Pampana, la multinazionale J Colors proprietaria dell’ex colorificio. Tra i soggetti pubblici, ecco quelli meno virtuosi: a farla da padrone è il Comune di Pisa che possiede circa 97mila mq delle aree completamente abbandonate all’interno del comune stesso (il 66% di tutto il comparto pubblico), seguono l’Università e l’Azienda Ospedaliera.
 
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Italia complice nell'invio illegale di bombe

  Rete Italiana per il Disarmo presenta Esposto a Magistratura: 
"indagate sulle spedizioni di bombe ad Arabia Saudita"

20160128_esposto.jpgRete Italiana per il Disarmo e associazioni locali presentano un esposto in diverse Procure d'Italia, tra cui quella di Pisa, per chiedere di indagare sulle spedizioni di bombe dall'Italia all'Arabia Saudita, transitate anche dal porto di Piombino. A Pisa rilanciano l’iniziativa Un ponte per..., Progetto Rebeldía, AssoPace - Pisa, Pax Christi - Pisa, Il Nodo e Sinistra Per...

 

La notizia di possibile reato, su cui si focalizza il documento presentato a Roma, Pisa, Brescia ed altre città italiane, è relativa alla violazione dell'articolo 1 della legge 185/90 che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani.               

La Rete Italiana per il Disarmo ha presentato per mezzo di alcuni suoi rappresentanti un esposto in Procura a Roma per chiedere alle autorità competenti di verificare l’osservanza della Legge n. 185 del 1990 in riferimento alle recenti numerose spedizioni dall’Italia di bombe aeree all’Arabia Saudita. In questi giorni verranno presentati documenti similari anche in Procure di altre città italiane tra cui Brescia (dove ha sede l’azienda tedesca RWM Italia fornitrice delle bombe aeree), Verona e Pisa.

A Pisa l’esposto è stato prestato oggi nei contenuti in una conferenza stampa davanti all’aeroporto militare, da membri di associazioni locali che da anni contestano l’uso del territorio per scopi militari e chiedono la riconversione delle basi ad usi civili, per motivi di sicurezza e affinché il nostro territorio non sia complice di omicidi di massa di civili, come avviene ad esempio nei frequenti attacchi sauditi in Yemen. Già nel novembre 2015 le stesse associazioni avevano denunciato lo sbarco al Porto di Piombino di 4 tir carichi di bombe Mk83, prodotte in Sardegna e destinate all’Arabia Saudita.

 

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Fecero un deserto e lo chiamarono pace

di Martina Pignatti Morano*

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Il 17 gennaio 1991 una coalizione di 35 paesi guidata dagli Stati Uniti attaccò militarmente l’Iraq con l’operazione “Desert Storm”. È bene rinfrescarci la memoria su quello che accadde venticinque anni fa perché ne seguirono a cascata eventi disastrosi per l’Iraq e il Medio Oriente, di cui tutti paghiamo lo scotto poiché viviamo in una casa comune, il Mediterraneo.

Oggi, mentre il presidente del consiglio promette di inviare 450 militari a presidiare un cantiere italiano sulla diga di Mosul, il governo italiano garantisce al Kurdistan iracheno nuovi addestratori e consulenti militari, e il nuovo vicepresidente dell’Eni Lapo Pistelli (già viceministro degli esteri) stringe patti con il ministro del Petrolio iracheno, non abbiamo altro da offrire all’Iraq che armi e soldati in cambio di commesse economiche e petrolio? Venticinque anni fa contro questa logica nasceva “Un ponte per Baghdad”, e la storia di quegli anni ce la ricordiamo

 

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Difendiamo Esc, difendiamo la città comune e solidale!

In poche ore, centinaia di firme a sostegno di ESC e delle esperienze romane di autogestione e
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 mutualismo. Esponenti del mondo universitario, della cultura, della politica, del sindacato e dell'arte hanno inviato la loro solidarietà da tutto il mondo. Firma l'appello a questo link.

Apprendiamo con sgomento che una Determinazione dirigenziale del Comune di Roma dispone lo sgombero dell'atelier autogestito Esc. Apprendiamo poi che tale provvedimento si sta abbattendo contro decine di centri sociali e associazioni culturali. Tutto questo è un errore, molto grave, che colpisce nel profondo le virtù ancora intatte di una città, Roma, che da sempre si distingue per la diffusione senza pari dell'autogestione, del mutualismo, della produzione culturale indipendente.
 
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Riutilizziamo Pisa: una mappa

DI TIZIANA NADALUTTI FAUSTO PASCALI · 11 GENNAIO 2016
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In base ai dati forniti da ISPRA, al 2014 in Italia si sono consumati 8 mq di suolo al secondo. Un rettangolo di 2 metri per 4, la grandezza di una camera singola in affitto a Pisa. La media negli ultimi 50 anni è stata di 7 mq al secondo. Il ritmo è quindi elevato, soprattutto se si considerano le medie europee e la crisi, che invece dovrebbe aver contribuito significativamente a ridurre l’edificazione.
 
Le aree utilizzabili nel mondo per la produzione di cibo (senza necessità di sistemazioni idrauliche e altre sistemazioni agrarie, e senza irrigazione) coprono circa l’11% delle terre emerse, e sono le stesse che vengono scelte per costruzioni e infrastrutture: così oggi produzione di cibo e consumo di suolo sono in diretta concorrenza, a scapito della produzione di cibo. In particolare nel nostro Paese, che non è in grado di garantire la sicurezza alimentare: siamo in grado di produrre cibo solo per circa l’80% della popolazione italiana e, secondo il Sustainable Europe Research Institute, l’Italia è il 3° paese in Europa e il 5° nel mondo per deficit di suolo agricolo. 
 
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Solidarietà agli attivisti minacciati di Daspo

Il Progetto Rebeldia esprime esprime la propria completa solidarietà ai cinque cittadini minacciati di un decreto DASPO a causa della loro partecipazione alla manifestazione contro il corteo a sfondo pesantemente razzista e xenofobo organizzato dalla Lega Nord il 14 novembre scorso. Una volta di più nella nostra città si cerca di colpevolizzare il dissenso, la protesta, l' indignazione alla deriva securitaria e xenofoba che hanno preso buona parte delle istituzioni locali e nazionali. A chi protesta si cerca di impedire, con trovate giuridicamente fantasiose, di esprimere il proprio dissenso. Quando ancora non si è  giunti ad un accertamento delle responsabilità, si limita la partecipazione di queste persone alla vita sociale e sportiva della loro città (e non solo), per presunti reati che con essa non hanno niente a che fare.
Questo inasprimento repressivo si svolge  mentre nei palazzi di un ben mesto potere si contano al ritmo di uno al giorno gli scandali edilizi, gli sgomberi forzati, lo sperpero di risorse finanziare in opere fallimentari - Boccadarno S.p.A e People Mover, per citare i più eclatanti casi di cronaca - così come la sottrazione di risorse umane e materiali alle politiche e alle strutture sociali di una Pisa sempre più abbandonata e impoverita.

PROGETTO REBELDIA
 
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Natale Rom

Sgombero coatto e percosse su minori:
il regalo dell'amministrazione pisana 

 Riceviamo e pubblichiamo il messaggio  della figlia del sig. Halilovich, sfrattata dalla casetta del campo di Coltano assieme a tutta la famiglia.

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Grazie per essere qui  ad ascoltare le nostre parole.


La nostra famiglia è formata dai genitori, Diana e Ferhat Halilovich.
Siamo in cinque minorenni e cinque maggiorenni.

Siamo a Pisa da 23 anni. Abbiamo aspettato le case di Coltano per quindici anni.

L'abbiamo avuta nel 2010. Abbiamo pagato l'affitto fino al 2012. 

Dal 2012 al 2015 non l'abbiamo pagato anche per colpa della crisi che ha colpito anche tanti italiani. E anche per colpa di una malattia che ha colpito mio padre.

Quando è arrivato l'avviso di lasciare la casa, abbiamo fatto ricorso al TAR di Firenze, ci siamo impegnati a pagare il bollettino dell'affitto a rate, questo per due mesi.
Il giorno 15 Dicembre 2015, alle ore 07.00, sono arrivati i Carabineri, la Polizia, la Guardia di Finanza, i Vigili e c'erano anche poliziotti antisommossa. Erano tantissimi, mai visti così tanti a Coltano.
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'Demoliamo Pisa'.

Il Pubblico vende la città, il Privato ringrazia.

Alcune osservazioni sulla prossima variante urbanistica.

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Recupero degli edifici abbandonati”: così esordisce l'assessora Zambito quando inizia a presentare la variante di monitoraggio alla commissione consigliare. “Abbiamo vinto” pensiamo noi, semplici uditori al tavolo, che da anni portiamo avanti una campagna incentrata sul recupero, riuso e riutilizzo del patrimonio immobiliare lasciato al degrado e all'incuria. A fronte di questo incipit ci domandiamo cosa voglia dire recupero per quest'amministrazione: qual è il reale piano di sviluppo urbanistico per la città di Pisa?

Ce ne rendiamo subito conto entrando nel dettaglio di questo aggiornamento del piano urbano, piuttosto datato visto che risale al 2001, la cui idea centrale verte sull'elaborazione di previsioni costruite sulla dinamica del “demolisci il dismesso - costruisci nuove residenze- valorizza” e quando si parla di valorizzazione economica l'amministrazione ha in mente una sola cosa: fare cassa permettendo raramente a qualche proprietario privato già ricco di aumentare la propria rendita.

 

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Speculazioni all'ombra delle mura storiche.

L'Ex ASNU rischia l'abbattimento in favore
di residenze destinate a rimanere vuote.

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Sono scadute le previsioni urbanistiche sull'area “Ex Gea” di proprietà dell'università, che prevedevano la costruzione di un palazzo di 10 metri di altezza e volume triplo rispetto alla struttura esistente: un magazzino, alcune aule di scienze per la pace e due laboratori. Con l'imminente adozione della “variante di monitoraggio” da parte del Consiglio Comunale si pone la domanda: quale futuro per questa area?

L'area è sottoutilizzata da oltre 15 anni tanto che nel 2010 era stata oggetto di una richiesta di riutilizzo da parte del Progetto Rebeldìa. All'epoca l'università rispose negativamente riesumando il progetto congiunto all' Arpat di riqualificazione di tutta l'area; progetto ad oggi definitivamente sfumato, visti anche i vincoli posti dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per preservare l'area circostante le mura medievali.

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Quartiere San Francesco e il primato degli spazi abbandonati.

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Negli ultimi anni il quartiere San Francesco ha registrato un primato negativo, aumentando progressivamente nel tempo gli immobili inutilizzati e lasciati quindi all’abbandono e al degrado, arrivando a percentuali di metri quadrati non utilizzati pari al 10 % di quelli mappati nel dossier 'Riutilizziamo Pisa' di quasi 300.000 mq. Questi immobili ad oggi vuoti risultano per lo più di proprietà pubblica, quindi comunale, provinciale o dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, basti pensare alla Mattonaia, in pieno centro, fino alla Limonaia, all’ex asilo Coccapani, all’edificio ormai inagibile e diroccato di via San Lorenzo in comodato d’uso da gratuito al Comune da anni, ai due complessi di via Zamenhof oppure l’Ex-ASNU di proprietà dell’Università di Pisa e sottoutilizzato da un decennio.
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